Tag Archives: Rolando Ravello

È per il tuo bene

È  per il tuo bene regia di Rolando Ravello, 2020

La statua di sale di Gore Vidal
Indian summer di Howells William Dean
Il silenzio di Laura di Paula Fox
La famiglia Aubrey di Rebecca West

Ben quattro libri appaiono tutti insieme alla fine del film; Arturo (Marco Giallini), fa un discorso in occasione del matrimonio della figlia, ma non essendo presente alla cerimonia il discorso viene diffuso attraverso un iPad posizionato su una pila di libri.


Il regista era già apparso in Librineifilm con il film Ti ricordi di me?, mentre per quanto riguarda i libri sono tutte delle new entries in Librineifilm.


Ti ricordi di me?

Ti ricordi di me? regia di Rolando Ravello, 2014

Che fine ha fatto nonna? di Roberto Marino
Mille è una notte a Rebibbia di Roberto Marino

Le favole di Roberto Marino (Edoardo Leo), diventano un libroe l’evento sarà festeggiato con Beatrice “Bea” Benassi (Ambra Angiolini), e gli amici Francesco (Paolo Calabresi) e Valeria (Susy Laude).

Vediamo po anche il secondo libro di Roberto Mille è una notte a Rebibbia.

E poi ci sono anche delle inquadrature della libreria in casa di Beatrice e Roberto e in una libreria, dove ci sono libri ma non sono riconoscibili, anzi presumo che sullo scaffale della libreria i libri esposti siano inesistenti.


 

Romanzo di un giovane povero

Romanzo di un giovane povero regia di Ettore Scola, 1995

♦ Gerusalemme liberata di Torquato Tasso
I Quindici

Il laureato in lettere, trentenne disoccupato figlio unico, Vincenzo Persico (Rolando Ravello), nelle scene iniziali del film, legge al suo allievo di ripetizioni Il Combattimento di Tancredi e Clorinda (1624) tratto dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso.


Spinge egli il ferro nel bel sen di punta
che vi s’immerge e’l sangue avido beve;
e la veste che d’or vago trapunta
le mammelle stringea tenere e lieve,
l’empiè d’un caldo fiume. Ella già sente
morirsi, e’l piè le manca egro e languente.

– Amico, hai vinto: io ti perdon… perdona
tu ancora, al corpo no, che nulla pave,
a l’alma sì: deh! per lei prega, e dona
battesmo a me ch’ogni mia colpa lave. –
In queste voci languide risuona
un non so che di flebile e soave
ch’al cor gli scende ed ogni sdegno ammorza,
e gli occhi a lagrimar invoglia e sforza.

Poi passa il libro all’allievo chiedogli di continuare

D’un bel pallore ha il bianco volto asperso,
come a’ gigli sarian miste viole,
e gli occhi al cielo affisa, e in lei converso
sembra per la pietate il cielo e ‘l sole;
e la man nuda e fredda alzando verso
il cavaliero in vece di parole
gli dà pegno di pace. In questa forma
passa la bella donna, e par che dorma.

Come l’alma gentile uscita ei vede,
rallenta quel vigor ch’avea raccolto;
e l’imperio di sé libero cede
al duol già fatto impetuoso e stolto,
ch’al cor si stringe e, chiusa in breve sede
la vita, empie di morte i sensi e ’l volto.
Già simile a l’estinto il vivo langue
al colore, al silenzio, a gli atti, al sangue.

Nelle scene finali quando il giudice fa una visita all’appartamento di Persico, si affaccia alla camera di Vincenzo e vengono inquadrati ‘i Quindici’ e il giudice dice “… i Quindici, ce li avevo anch’io”