Tag Archives: Edgar Allan Poe

Paterson

Paterson regia di Jim Jarmusch, 2016

Paterson di William Carlos Williams
♦ The collected earlier Poems di William Carlos Williams
Consider the Lobster [Considera l’aragosta] di David Foster Wallace
Infinite Jest di David Foster Wallace
On the Great Atlantic Rainway di Kenneth Koch
The soul of an octopus [L’anima di un polpo] di Sy Montgomery
Selected poems e poetry di Edgar Allan Poe
Save the last dance for Satan di Nick Tosches
New York trilogy [Trilogia di New York] di Paul Auster
Kill All Your Darlings di Lucy Sante
Power System di Noam Chomsky
The collected poems di Wallace Stevens
Bambi di Felix Salten
Double Indemnity [La morte paga doppio] di James M. Cain
The Walk di Robert Walser
The Fall [La caduta] di Albert Camus
Lunch poems di Frank O’Hara
Alone and Not Alone di Ron Padgett

Fin dall’inizio del film vediamo un libro sul comodino accanto al letto dove dormono Paterson (Adam Driver), e Laura (Golshifteh Farahani). Poi una carrellata nello studiolo di Paterson inquadrerà numerosi libri.

Una interessante conversazione in autobus fra una ragazza che ha in braccio il libro di Chomsky e un amico

Ragazzo: Scusa dimmi un pò come si chiama.
Ragazza: Gaetano Bresci.
Ragazzo: Gaetano Bresci.
Ragazza: Si Gaetano Bresci, ha co-fondato un giornale anarchico qui a Paterson, ma in italiano. Si chiamava “La Questione Sociale”.
Ragazzo: “La Questione Sociale”.
Ragazza: Si. Era nato in Italia, ma viveva qui. Era un tessitore, un tessitore anarchico. Era il 1890. In quel periodo in Italia si moriva di fame. Quando manifestarono, un generale italiano fece sparare con moschetti e cannoni, e quindi la cosa si risolse in un bagno di sangue, con un centinaio di morti.  
Ragazzo: E Gaetano Bresci era lì?
Ragazza: No era qui a Paterson. Ma quando seppe che il re d’Italia Re Umberto I aveva decorato quel cavolo di generale per aver difeso coraggiosamente la casa reale, Gaetano Bresci tornò subito in Italia e sparò quattro volte a Re Umberto I con una pistola.
Ragazzo: Wow e lo uccisero Bresci?
Ragazza: No lo catturarono e gli fecero il processo, e anche l’avvocato era un famoso anarchico. ma siccome in Italia non c’era la pena di morte all’epoca, nel 1900, cioè non c’è neanche adesso, non puoi far parte dell’Europa, se applichi la pena capitale naturalmente.    
Ragazzo: Già non come qui.
Ragazza: Esatto. Comunque, Gaetano Bresci fu mandato in un’isola prigione dove mandavano tutti gli anarchici e dopo un anno lo trovarono morto nella sua cella.
Ragazzo: Assassinato?
Ragazza: Beh, si, probabilmente dalle guardie. Ma è anche possibile che si sia suicidato.
Ragazzo: Wow Gaetano Bresci. 

Rivedremo Paterson nel suo studiolo e saranno nuovamente inquadrati i suoi libri

Paterson leggerà poi a Laura una poesia dal libro di William Carlos Williams.

Questo è solo per dire 

Che ho mangiato le prugne che erano in ghiacciaia
e che forse avevi lasciato  per la colazione
Perdonami erano squisite così dolci e così fredde

Vedremo poi alla fine del film Paterson su una panchina insieme ad un turista giapponese anch’esso amante della poesia di William Carlos Williams, infatti lo vedremo tirare fuori dalla borsa l’edizione giapponese delle poesie di William Carlos Williams.


  


Il regista era già apparso in Librineifilm con la co-regia del film Ghost Dog – Il codice del samurai.

Per quanto riguarda i libri si può dire che di Camus abbiamo aggiunto La caduta, di Edgar Allan Poe avevamo già due libri e anche di Noam Chomsky avevamo già due opere in Librineifilm precisamente: The Chomsky Reade e The Rabbi.

New entry in Librineifilm sono David Foster Wallace, Felix Salten, Frank O’Hara, James Mc Cain, Kenneth Koch, Lucy Sante, Nick Toshes, Paul Auster, Robert Walser, Ron Padgett, Sy Montgomery, Wallace Stevans e William Carlos Williams.


La zona morta

La zona morta regia di David Cronenberg, 1983

Poems [Poesie] di Edgar Allan Poe

Il film inizia con la lettura, da parte del professore di lettere Johnny Smith (Christopher Walken), dell’ultime strofe  della poesia ‘Il Corvo’ di Poe.

E il corvo, mai fluttuando tuttora siede
sul pallido busto di Minerva sopra la porta della mia stanza.
E i suoi occhi hanno le sembianze di un demone che stia sognando.
E la lampada emana luce su di lui e getta la sua ombra al suolo.
E la mia anima, da quell”ombra che giace tremula sulla terra,
non sarà sollevata mai più. …

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Sempre la stessa poesia viene recitata da un Chris mentre il professore Smith ascolta.

«Profeta!», io dissi, «mostro del male! – profeta pur sempre, uccello o demonio! –
per quel ciel che su noi s’incurva, per quel Dio che entrambi adoriamo
dì allora a quest’anima oppressa se mai nel remoto Eden 
abbraccerà mai più una fanciulla beata, che gli angeli chiamano Leonora

Sospiravo ansioso il mattino; – giacché invano mi ero rivolto ai miei libri di lenire il dolore – il dolore per la perduta Leonora – per la rara e radiosa fanciulla cui gli angeli dan nome Lenora – ma che qui non avrà un nome mai più.


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Questa è la mia vita

Questa è la mia vita regia di Jean-Luc Godard, 1962

Oeuvres completes [Opere complete] di Edgar Allan Poe

Nell’ultimo dei dodici quadri che compongono il film vediamo un ragazzo giovane (Peter Kassovitz), che dopo essersi trattenutp con Nana (Anna Karina), sta leggendo il libro di Poe e leggerà la parte finale del racconto Il ritratto ovale.

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Vidi nella luce viva un dipinto che prima mi era sfuggito. Era il ritratto di una fanciulla nel pieno della sua bellezza. Guardai il dipinto un solo istante, poi chiusi gli occhi. Avevo agito quasi involontariamente per aver tempo di pensare per essere certo che la vista non mi avesse ingannato; per calmare e preparare il mio spirito a una contemplazione più calma e più sicura. Dopo qualche istante, guardai di nuovo il dipinto fissamente. Il ritratto l’ho già detto era quello di una fanciulla La testa e il busto disegnati in quello stile che in linguaggio tecnico si suol definire oleografico; più o meno alla maniera di Sully. Le braccia, il seno e gli  stessi capelli luminosi si confondevano insensibilmente all’ombra vaga ma profonda che faceva da sfondo alla composizione. Come opera d’arte, era certo quanto di più perfetto ci avesse dato la pittura. Ma è probabile che non fosse né la tecnica del dipinto, né l’immortale bellezza di quel volto a impressionarmi così profondamente e così fortemente. Né potevo pensare che la mia immaginazione, uscendo dal dormiveglia, avesse riconosciuto in quel viso quello di una persona nota. Alla fine, avendo scoperto il vero motivo di quella sensazione, mi lasciai ricadere sul letto. Avevo capito che il fascino di quel dipinto era il fascino stesso della vita. Il suo riflesso più autentico. E, in verità, quelli che contemplavano il ritratto parlavano a bassa  voce della sua somiglianza come di un fatto straordinario e come una prova, non meno straordinaria, del genio del pittore e del suo profondo amore per colei che vi stava dipingendo in modo così perfetto. Con il passare del tempo, però, arrivato quasi alla fine del dipinto, il pittore non volle più nessuno nello studio, perché era così preso dall’ansia del suo lavoro da non distogliere più gli occhi dalla tela, neanche per guardare il viso della moglie. Così non vide che i colori che disponeva sulla tela erano sottratti alle gote di colei che era seduta al suo fianco. Passarono le settimane e l’opera giunse quasi al termine. Ancora un tocco alla bocca, un tratto di pennello a un occhio. Lo spirito della dama palpitava come la fiamma di una lampada. Dopo l’ultimo tocco il pittore si scostò e sostò estatico di fronte all’opera che aveva finalmente terminato. Ma un istante dopo, mentre così guardava, tremò. Fu invaso dal terrore e gridò con voce tonante: “In verità, è la vita stessa!” Si voltò allora di colpo per guardare la donna amata: era morta!

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Di Edgar Allan Poe era già entrato in Librineifilm La caduta della casa degli Usher

Di Jean-Luc Godard avevo già inserito il film:

Due o tre cose che so di lei

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Detachment – Il distacco

Detachment – Il distacco, regia di Tony Kaye, 2011

 The Fall of the House of Usher [La caduta della casa degli Usher] di Edgar Allan Poe

Nelle scene finali del film vediamo il professore Henry Barthes (Adrien Brody), che legge alcuni passi da La caduta della casa degli Usher, il racconto di Poe.

Da come la descrive si può ben intuire che la casa degli Usher non sia soltanto un decrepito edificio malandato e abbandonato a se stesso ma soprattutto uno stato d’animo.
… Durante un giorno triste buio e senza i suoni dell’autunno di quell’anno, un giorno nel quale le nuvole basse opprimevano i cieli, attraversai solitario in sella a un cavallo un tratto di campagna sorprendentemente desolato. Trascorsi un po di tempo, mentre si addensavano le ombre della sera, mi ritrovai davanti alla malinconica casa degli Usher. Non saprei dire come accadde ma non appena volsi lo sguardo a quella casa un’insopportabile senso di abbattimento invase il mio spirito. Contemplai la scena che mi si parava davanti le squallide mura i pallidi tronchi degli alberi decaduti una totale depressione dell’animo fu come un gelo, un naufragio, una nausea del cuore